Dott.ssa Raffaella Varriale, Biologa Nutrizionista
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Le precauzioni spiegate da Antonello Paparella

I dati ricavati sinora sulla persistenza di questo coronavirus nell’ambiente si riferiscono quasi esclusivamente a ricerche svolte in precedenza su altri coronavirus, condotte su materiali inerti come acciaio, plastica, vetro, guanti e camici. La persistenza di un virus su un materiale dipende innanzitutto dal tipo di virus e, all’interno dello stesso tipo di coronavirus, può essere differente da un ceppo all’altro. Per esempio, i ceppi P9 e GVU6109 del virus SARS-CoV hanno dimostrato persistenza diversa sulla carta, rispettivamente 4-5 giorni e 1 giorno. Negli alimenti il comportamento potrebbe non essere lo stesso e, allo stato attuale, non vi è alcuna evidenza che gli alimenti possano giocare un ruolo nell’infezione da questo coronavirus SARS-CoV-2.

I dati sinora raccolti in Cina e in Italia indicano che l’infezione si propaga rapidamente ed è verosimile che ciò accada, come per altre infezioni respiratorie, attraverso disseminazione di secrezioni respiratorie da persona a persona a stretto contatto e non attraverso gli alimenti. Se dovesse essere dimostrata la persistenza sugli alimenti, visto che sono in corso indagini in tal senso, è più che probabile che tale via di infezione sia l’eccezione piuttosto che la regola.

Gli alimenti sono dei “sistemi vivi”, contenenti nutrienti e umidità, e sono abitati da una comunità microbica che influenza l’evoluzione delle caratteristiche fisiche e chimiche dell’alimento nel tempo. Ciò significa che durante la vita commerciale di un prodotto alimentare la sopravvivenza di ogni microrganismo, virus inclusi, è condizionata da una serie di fattori che sono necessariamente diversi rispetto ai materiali inerti. Tutte queste caratteristiche potrebbero rendere più difficile la vita al virus, in particolare se passa del tempo dall’acquisto al consumo e se c’è un’ulteriore manipolazione a casa, per esempio quando mettiamo il pane nel sacchetto o lo tagliamo e dunque rimuoviamo parte dei microrganismi superficiali con il taglio o lo sbriciolamento.

La stessa cosa può accadere quando acquistiamo affettati e formaggi che in genere sono manipolati dall’operatore mediante guanti, non sono facilmente esposti al contatto con le secrezioni respiratorie e comunque non sono di solito consumati immediatamente dopo l’acquisto. Se il rischio alimentare stimato per questo virus SARS-CoV-2 è molto basso, ancora più remoto è quello derivante da alimenti come il pane o gli affettati.

Quello su cui invece dovremmo fare più attenzione sono le maniglie, il denaro, i carrelli della spesa, le superfici interne di un autobus, i pulsanti dell’ascensore o del bancomat e tutti quegli oggetti che entrano in contatto con molte mani e possono accidentalmente essere esposti al rischio di contaminazione recente con secrezioni respiratorie. In tutti questi casi occorre ricordarsi di non toccarsi il viso (in particolare bocca, naso, occhi) con mani non correttamente sanificate e di tenere sempre in tasca una soluzione disinfettante, anche quando si fa la spesa, da utilizzare dopo aver toccato superfici che potrebbero essere contaminate.

* Professore di Microbiologia alimentare all’università di Teramo

** Virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:  la saliva, tossendo e starnutendo; contatti diretti personali; le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

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